Secondo articolo, di tre, finalizzato alla protezione delle informazioni salvate sui Personal Computer.
Nel mio precedente intervento ho spiegato come attivare EFS su una cartella di un Personal Computer. Questo metodo e’ un efficace meccanismo per proteggere i dati da eventuali visitatori o utenti malintenzionati. Tuttavia EFS ha un punto debole: l’integrita’ del certificato utilizzato per la crittografia dei dati e’ demandata alla password dell’account utente. Nelle mie precedenti esperienze lavorative ho trovato che per accedere all’account di un utente mi bastavano in media 4 tentativi. Se poi per “disgrazia” avevo accesso alla rete, bastava lanciare un analizzatore di rete per riuscire ad avere molte piu’ informazioni. Questa situazione e’ veramente drammatica, e l’idea di insegnare ad un utente la gestione della propria password e’ inversamente proporzionale alla sua posizione in azienda. Sta di fatto che un modo per difendere i dati bisogna trovarlo.
Esistono diverse soluzioni per la gestione automatizzata o semi-automatizzata delle password. Quello probabilmente piu’ noto e’ l’utilizzo delle smart-card che tuttavia hanno dei problemi: sono fisiche, si perdono, sono fragili. Una grossa societa’ sul territorio Nazionale, con qualche decina di migliaia di utenze, al giorno del rollout del sistema con smart-card (qualche anno fa) ha subito un danno non indifferente: piu’ della meta’ dei dipendenti si e’ dimenticata le smartcard a casa o in giro, provocando un enorme danno all’azienda.
Qualche giorno fa girando per il Mediaworld sono incappato in un prodotto che gia’ conoscevo da diverso tempo: un lettore biometrico di impronte digitali marcato Microsoft, prodotto da Digital Persona. Si tratta di un piccolo congegno di costi particolarmente contenuti (attorno ai 40EUR) che consente di utilizzare le proprie impronte digitali al posto della propria password. Lo conosco poiche’ in passato feci il rilascio di un sito dimostrativo di Digital Persona in una societa’ di TLC Italiana.
Esiste ovviamente una versione evoluta di questo sistema che si appoggia ad Active Directory, tuttavia e’ il principio della soluzione l’oggetto del mio intervento. Il software fornito con il lettore biometrico sostituisce msgina.dll, responsabile dell’autenticazione utente all’accesso di Windows. All’accesso di Windows l’utente potra’ decidere di inserire la propria password manualmente oppure utilizzando il proprio dito. E’ ovvio che, rispetto alla smartcard, il dito non puo’ essere dimenticato a casa! Inoltre il biolettore di Microsoft e’ in grado di generare la password per conto dell’utente, rendendole quindi lunghe e complesse fattore che in un ambiente corporativo rende certo le cose molto piu’ sicure. Il concetto dell’utente che “non conosce la propria password” e’ piuttosto nuovo e chiaramente si porta appresso la necessita’ di dover provvedere ad ovviare a soluzioni politiche ai problemi a cui l’utente stesso si possa trovare davanti: PC privo di lettore biometrico, lettore guasto, o dita tagliate (inteso come ferite, non tagliate di netto!!!).
Il lettore biometrico e il software fornito con esso consente di memorizzare, per ogni utente, anche piu’ di un dito, quindi fornendo una sorta di “alta affidabilita’” qualora un dito non fosse utilizzabile (magari perche’ con un cerotto sopra). Ma come funziona esattamente il lettore biometrico? Le impronte digitali sono l’unica caratteristica fisica univoca per ogni individuo. La lettura di un’impronta digitale si basa sull’individuazione delle biforcazioni nelle linee che la compongono. L’orientamento di queste biforcazioni e la loro posizione sono acquisite dal lettore un numero di volte a contrasti differenti, che vengono quindi utilizzate per creare un modello tridimensionale dell’impronta da cui, successivamente, viene generato un “template” digitale che rappresenta l’impronta stessa. Questo processo ha due enormi funzioni: la prima e’ ovviamente finalizzata alla generazione di una rappresentazione digitale dell’impronta, ovviamente univoca, da utilizzare per identificare l’utente in modo infallibile. Ricordo che quando feci l’installazione del sito le specifiche di questo prodotto garantivano uno scarto di una lettura errata ogni 10.000 acquisizioni.
La seconda importantissima funzione del “template” e’ il fatto che all’interno del sistema non viene salvata l’impronta digitale che, per legge, e’ un dato sensibile. Questa caratteristica risolve i drammatici problemi di privacy che si verificherebbero se dovessimo per disgrazia mantenere anche dei dati sensibili di questa portata nel nostro sistema informativo.
I dati tra lettore e postazione fissa vengono trasmessi in forma cifrata, mentre il template dovrebbe essere un certificato x.509, entrambe soluzioni che garantiscono la confidenzialita’ del dato anche nel breve percorso tra lettore e Personal Computer. Nel pieno rispetto di tutti i principi di crittografia, non esistono costanti nella creazione dei canali cifrati: questi infatti vengono generati partendo da variabili come le condizioni ambientali del Personal Computer stesso, quindi estremamente volatili e fluttuanti.
Conclusione
Aggiungere un lettore biometrico alla propria infrastruttura di rete potrebbe essere visto come una seccatura e un problema che richiede una lunga progettazione e preparazione, oltre ad onerosi investimenti. Con 40 Euro circa possiamo salvare i dati di alcuni utenti cardine delle nostre aziende i quali lavorano con documenti il cui costo - in caso di perdita - sarebbe indubbiamente di valore molto maggiore. Inoltre la semplicita’ di utilizzo di questo sistema potrebbe anche piacere e rendere la vita piu’ leggera agli utenti.