November 16, 2007

Business Partner: quale sarebbe il vantaggio?

HandshakeBusiness partner is a term used to denote a commercial entity with which another commercial entity has some form of alliance. This relationship may be a highly contractual, exclusive bond in which both entities commit not to ally with third parties. Alternatively, it may be a very loose arrangement designed largely to impress customers and competitors with the size of the network the business partners belong to.

Questa e’ la definizione che Wikipedia da al termine “Business Parnter”, ormai di comune utilizzo e spesso abusato, almeno per come vedo io l’idea di “partner”.

Chi e’ un Business Partner?

Un Business Partner puo’ essere un fornitore, un cliente, un agente o rivenditore, oppure un vendor di prodotti complementari (per esempio, una parte che si occupa della vendita di software ed una che si occupa della vendita di hardware). Quello che, purtroppo, vedo e vivo e’ l’abbinamento del termine “Business Partner” come sinonimo di “Fornitore”. Spesso infatti mi e’ capitato di vivere (e vedere in altri ambiti) un BP che si presenta per vendere dei prodotti (software o hardware che sia) ad una realta’. Non sarebbe bello, invece, che il Business Partner fosse piu’ una figura che aiuta il cliente a migliorare e fare piu’ business? Ne’ piu’ ne’ meno come accade con delle societa’ di consulenza finanziaria, se un BP aiuta un Cliente a crescere in maniera razionale? Lo scoglio piu’ grande probabilmente e’ che questo tipo di “filosofia” e’ un investimento a lungo termine.

La mia visione di Business Partner, ed e’ anche l’ottica con cui mi piace presentarmi sui Clienti, e’ quella di affiancare l’azienda con delle competenze di un certo livello, finalizzate unicamente al migliorare la produttivita’ del Cliente. Ritengo che aziende che si adattino a questo tipo di mentalita’ siano estremamente poche, forse perche’ le prospettive piu’ importanti per le divisioni commerciali sono proprio quelle di aumentare le vendite senza troppo considerare le effettive esigenze di un Cliente, o le eventuali difficolta’ fisiologiche che un ufficio acquisti o un responsabile IT puo’ riscontrare nell’acquistare del hardware. Prendiamo un’azienda che non ha personale tecnico qualificato al suo interno per fare delle decisioni strategiche (a medio/lungo termine) in ambito informatico. Andrebbe a crearsi un meccanismo tale per cui il “BP” (che si afferma tale) continua a vendere del hardware alla societa’ committente che magari e’ sovradimensionato (e’ capitato anche a me di recente, cosa che mi ha fatto rivisitare un po’ le politiche di acquisto) ma che non risponde alle reali esigenze dell’azienda in cui andra’ collocato. Oppure ancora, del hardware economico ma che nell’arco di breve tempo si scopre essere un collo di bottiglia, frenando cosi’ (laddove addirittura non crei danno economico) all’azienda. Dove sta il punto di equilibrio allora?

Il Business Partner deve capire quando offrire cosa. L’unico modo che ha e’ diventare una “divisione” distaccata del committente dei propri Clienti. Il paradigma di “Business Partner” cambierebbe dai sopra menzionati “fornitori” o “agente” il cui fine e’ quello di vendere prodotti ad un nuovo significato, piu’ idoneo, di societa’ che ha una missione comune, ossia quello di incrementare la produttivita’ e la qualita’ operativa del Cliente. La filosofia del BP diverrebbe quindi “io miglioro la qualita’ del lavoro del mio Cliente”, con ritorni economici ovviamente proporzionali al successo che il BP ottiene nel proprio ruolo di consulente e consigliere (forse la difficolta’ di riuscire ad adottare questa filosofia e’ legata proprio a quest ultimo punto?)

August 9, 2007

New Challenge

Alla domanda: “risparmiamo sul sistema di posta elettronica ma rendiamola veramente efficace” la mia risposta e’: Linux RedHat (o Fedora, o CentOS), Cyrus e Postfix. Che cosa ha di speciale? Dimenticavo il quarto ingrediente: Active Directory.

Sto studiando un sistema che consenta il raggiungimento di questi obiettivi:

  • riduzione dei costi di licenza sui sistemi di posta elettronica
  • tenere tutta la posta elettronica in linea (IMAP)
  • ridurre i costi di amministrazione del sistema

A che punto sono? Ho un IMAP server che si autentica su KDC di Active Directory (non e’ single sign on ma e’ possibile consolidare il meccanismo di autenticazione su un sistema gia’ presente in tante aziende: Active Directory appunto) e utilizza la stessa per l’aliasing dei messaggi e il delivery (praticamente fa delle query LDAP). Avro’ un paper pronto tra qualche giorno, ci sto lavorando di notte :p

Stay tuned.

June 21, 2007

Visioni IT: continuiamo ad integrare il Help Desk

Questa cosa l’avevo gia’ pensata piu’ di una volta. All’apparenza e’ una cosa ovvia in un sistema di gestione delle chiamate ma poiche’ il sistema di tracking del Help Desk l’ho sviluppato io, per un motivo o per un altro, non e’ mai stato implementato (essenzialmente mancanza di tempo e/o risorse per poterlo fare). A carattere generale ho deciso, per una vasta serie di motivi, di sviluppare l’applicazione su un server Microsoft Windows 2003, IIS, un database MySQL e PHP 5. I motivi di questa scelta saranno sicuramente motivo di una discussione più avanti :)
 
Il concetto di questa idea è piuttosto semplice: e se potessimo intercettare le telefonate che arrivano ai nostri interni (del supporto tecnico) per recuperarli quando andiamo a compilare i dati su una chiamata? Mi spiego meglio.
 
Attualmente le chiamate vengono gestite in modo manuale: un utente chiama, registriamo la chiamata, la categoria di guasto, il nome dell’utente e il suo recapito telefonico. Ma se il numero di telefono venisse direttamente dal centralino? Il nodo cardine di tutto questo e’ che so anche come fare la cosa.
 
Un utente chiama il supporto tecnico. Il telefono (malauguratamente) inizia a squillare. Il centralino fa partire una trap SNMP verso il sistema gestionale che, alla sua ricezione, carica i dati nel database. L’Operatore risponde al telefono e fa click sul hyperlink che gestisce le chiamate in arrivo. L’inserimento del record genera automaticamente una chiamata tecnica, ancora priva di informazioni supplementari. In questo modo, se tutti gli Operatori sono occupati, rimane comunque traccia delle chiamate in entrata.
 
L’Operatore risponde al telefono, e dall’elenco delle chiamate in ingresso sul Gestionale seleziona la chiamata che sta gestendo. La classifica, vi assegna una priorità e la chiamata passa in fase di elaborazione in meno di 30’’ (calcolando convenevoli come saluti e domande di rito sul tempo e la salute). Intanto si può procedere con l’analisi del problema e l’eventuale soluzione al telefono del medesimo, altrimenti rimane traccia di quelle che sono le attività ancora da fare (e quindi seguono il ciclo di vita normale di un caso di soluzione del problema). Qualora gli Operatori fossero tutti occupati a rispondere ad altre chiamate, oppure a lavorare su un problema generale, o fossero semplicemente in bagno, il sistema continua a raccogliere i numeri di telefono che possono essere richiamati quando il o gli Operatori ritornano alla propria postazione.
 
Ora, questo sistema può vedere alcuni vantaggi ed alcuni svantaggi. Iniziando dagli svantaggi, la compilazione dei fari elementi delle form potrebbero essere abbastanza seccanti, per cui la cosa si potrebbe ovviare con una serie di “bookmark” e dati preconfezionati al fine di ridurre le operazioni di immissione dati a pochi secondi. Personalmente, da un punto di vista sia organizzativo che tecnico, vedo solo questo come problema cruciale. I vantaggi invece mi sembrano enormi. Iniziamo dal fatto che tutte le chiamate entranti al helpdesk vengono registrate. Poiché si tratta di un sistema di gestione delle chiamate di assistenza, non abbiamo il problema della privacy (consideriamo anche che i vari Call Center fanno esattamente la stessa cosa anche in ambiti pubblici). Il sistema raccoglie la data e l’ora esatta della chiamata, col vantaggio di avere un punto certo di partenza della segnalazione (talvolta lasciato all’Operatore del HelpDesk, azione che va ad impattare molto su eventuali SLA e regolamenti interni per la soluzione dei problemi). In un ambiente geograficamente distribuito, la raccolta e il raggruppamento dei dati eseguibile direttamente sul database può portare alla generazione di report dettagliati e capillari sui costi di mantenimento e sforzi amministrativi per la soluzione dei problemi sui vari centri di costo, per non parlare del fatto che l’analisi dei dati (con opportuni report) può anche portare a fare previsioni e proiezioni nel futuro sui problemi e sulle necessità di una determinata sede.
 
Help Desk home made? Decisamente continuerei su questa linea.

June 17, 2007

Signori: abbiamo una nuova sede tra trenta giorni

Il bello del conoscere la propria realtà lavorativa è quello di poter organizzare praticamente qualsiasi evenienza. Conosciamo gli utenti, conosciamo le logiche aziendali, sappiamo di “che morte morire”. Quando le realtà aziendali poi sono in crescita, è motivo di duplice orgoglio: il primo è che il management è ottimo, si vede perchè la produttività e le dimensioni dell’azienda crescono. Il secondo è che cresce su un fondamento stabile e solido. Il ruolo di noi del IT è proprio questo: creare un fondamento che non mostri segni di cedimento a nessun tipo di richiesta che venga dal Management.
 
Parola chiave: crescita. Requisito: pianificazione.
 
Per alcuni la pianificazione è una cosa su cui hanno fondato il proprio lavoro: parlo naturalmente dei Project Manager. Il problema di costoro è che talvolta non conoscono i problemi che potrebbero verificarsi. Noi, d’altro canto, conosciamo perfettamente il nostro campo e sappiamo quali sono gli anelli deboli della catena. In una crescita aziendale, in particolare l’aggiunta di una sede ad una rete corporativa, l’anello debole è il tempo (ma non lo è per tutti i progetti?).
 
I tempi in Italia per attivare una nuova linea dati sono a dir poco raccapriccianti. Quando va bene, ce la facciamo in due settimane ad avere una ADSL, quando va male… ci tocca aspettare quasi un anno (vedi “Operatori TLC alla ribalta”). Certo non possiamo sperare che vada tutto bene, per cui (come sempre) ci tocca trovare una soluzione. Ecco la mia “visione”.
 
“Partiamo con una nuova sede tra un mese”. Annuncio fantastico, sono tutti contenti. L’ufficio IT normalmente assumerebbe un’aria greve in cui la gente inizia a farsi prendere dal panico. “Un mese!? Ma non ce la faremo mai!!”.
 
Da noi è diverso.
 
Giorno uno. Arriva il mandato. Apriamo una nuova sede, ci saranno n persone a lavorare e svolgeranno questo e quest’altro ruolo. Prendiamo in carico i dati, un breve meeting per capire quali sono i requisiti della sede, raccogliere i dati significanti come indirizzo, condizioni dello stabile e cose così. Partono le prime telefonate ai fornitori con cui abbiamo stretta collaborazione. Armadio rack mezza altezza, pannelli di permutazione, router, switch di rete, prese di distribuzione, UPS, server dipartimentale e centralino telefonico. Conferme degli ordini ricevuti in giornata (abbiamo dei fornitori tosti ;)) e i tempi di consegna: settimana prossima abbiamo tutto il materiale. Intanto sentiamo anche l’elettricista e chiediamo autorizzazione al Capo per fare un sopraluogo della sede. Già che ci siamo sentiamo anche i nostri operatori per capire quanti ceri dovremo accendere per avere le linee dati (funzionanti) presso quella sede.
 
Giorno due: tutto tranquillo, il solito tram tram lavorativo. Qualche piccolo intervento su Active Directory e sul sistema gestionale/editoriale. Continua la raccolta dei dati sulla nuova sede, domani si va a vederla.
 
Giorno tre: visione della sede, con l’elettricista e un rappresentante del Management corporativo per capire che cosa vogliono fare in quella sede. Inquadriamo l’area tecnica, definiamo i lavori elettrici e gli eventuali cablaggi. La sede è grande, ci vorrà anche un access point wireless per la sala riunioni e un sistema di videoconferenza. Telefonate già fatte ai fornitori (ah già, nei mesi passati abbiamo stilato una rigida policy sui prodotti e servizi che andiamo ad implementare, quindi prima ancora che la sede venga “pensata” sappiamo già quanto costerà l’infrastruttura del core). OK dei fornitori, tutto procede regolarmente.
 
Giorno sette: arrivata gran parte del materiale, è tutto correttamente funzionante. Abbiamo già stampato ed etichettato tutti gli apparati, configurati gli switch di rete e il server dipartimentale… arranca. Ha un alimentatore guasto. Richiesta di supporto (NBD?) e intanto chiudiamo l’armadio, certificandone il funzionamento. Continuiamo con il nostro day by day, che tanto non ci si annoia.
 
Giorno dieci: rack pronto, montato e caricato sul furgone. Abbiamo un appuntamento con l’elettricista che ha finito la posa della linea elettrica nella sede. Arrivo in sede, collocamento dell’armadio. Fissato al pavimento, collegato alla corrente, e… tutto a posto. Il core della sede è funzionante (peccato non ci siano ancora le ADSL). Telecom però ci ha portato le borchie ISDN, per cui possiamo stabilire delle connessioni temporanee. Verifica dei punti rete e corretta configurazione degli apparati. Facciamo le connessioni ISDN e verifichiamo che tutto sia regolare. Ci risulta che lo sia (sempre grazie alla documentazione che abbiamo stilato nei mesi precedenti).
 
Giorno quindici: gli utenti della nuova sede vengono nella sede principale per un breve corso di formazione sul sistema che andremo a proporgli: GUI di Windows e applicazioni web disponibili ovunque. Illustriamo loro anche le nostre politiche di sicurezza e gli spieghiamo il perchè di esse. Il nostro fine è solo quello di proteggere la corporazione, quindi niente obiezioni. Opuscoli alla mano di tutti gli utenti, con i manuali d’uso e le eventuali procedure di routine (come contattare il Help Desk, quali numeri per che cosa, chi sono le persone del Dipartimento IT e che cosa fanno). Insomma, ci presentiamo come persone che hanno anche il desiderio di trasmettere qualche cosa, non solo fare un lavoro dietro le quinte. Alla fin dei conti siamo tutti nella stessa barca. Fine della presentazione, lasciamo spazio a qualche domanda e… doverosa pausa del caffè.
 
Giorno venti: test da remoto della sede, prime verifiche operative. Gli utenti possono di fatto lavorare, non ci dovrebbero essere grandi intoppi. Verifichiamo di nuovo le documentazioni per apportare modifiche minori al progetto, documentiamo il tutto e siamo a posto.

Giorno ventinove: ultimi test, definitivi. Siamo a posto con tutto quanto, abbiamo fatto del troubleshooting minore nei giorni scorsi per scaramanzia, ma ora siamo davvero pronti.
 
Giorno trenta, sei del mattino: uomo in sede per verifiche tecniche, accensione del sistema e configurazione di quelli che possono essere considerati come situazioni “last minute”. Nove del mattino: arrivano i nostri nuovi colleghi, entrano nell’ufficio e ci trovano il nostro uomo (probabilmente al dodicesimo caffè) iper attivo e pronto a spiegare loro come identificare gli apparati di rete e come agire su di essi: in altri termini: “leggi qui, schiaccia qui”. I cavi sono colorati a prova di daltonico, per cui non dovremmo aspettarci scene del tipo “oddio il filo rosso o il filo blu?”. Ma non convinti di aver fatto il giusto ci abbiamo applicato anche delle etichette ben leggibili sui cavi e incollato una bella piantina sulla porta dell’armadio (su cui, del resto, è anche scritto il numero di telefono da chiamare per il supporto tecnico).
 
Giorno sessanta (forse): arrivano le xDSL. L’operatore dell’ufficio tecnico comunica alla società di servizi in sede che devono semplicemente attestare i cavi delle xDSL sul pannello di permutazione, punto 23 e punto 24. Il punto 23 va nella porta ATM0 del router A, mentre il punto 24 va nella ATM0 del router B. I link risultano UP (meravigliosa invenzione il controllo remoto) e quindi possiamo rilasciare il servizio sulla VPN corporativa. 45 secondi di disservizio per la convergenza di tutto il sistema, solo che l’operatore, dopo 200 telefonate, s’è tagliato fuori dal router. No problem: chiamata al cellulare del collega in sede: “mi puoi seguire la procedura di riavvio del router A?”. Dopo due minuti il router è di nuovo gestibile, finiamo le configurazioni (caffè in mezzo per ricordarsi che usiamo BGP e non OSPF) e appuriamo che tutto funzioni.
 
copy running-config startup config
 
e buon lavoro.
 
È una visione utopistica? Sfidatemi.

June 6, 2007

Visioni IT: Gestione Integrata Magazzino


Immagina la tua azienda che dispone di un magazzino prodotti per clienti, completamente informatizzato. Un database con tutti gli articoli a magazzino, etichettati con una etichettatrice che stampa il numero di matricola con un codice a barre. Il tuo dipendente entra in magazzno, non gli serve sapere che magazzino è, quando è stato acquistato o altro: la scatola è lì, ha un’etichetta, quindi può essere prelevato. Il tuo dipendente prende la scatola, passa al terminale in magazzino, inserisce il proprio numero di matricola e la password (che guarda caso e’ la username e password che usa per il PC), legge il codice a barre, inserisce il destinatario del collo e la causale. Invia la form al server gestionale che gli fa uscire sulla stampante lì di fianco la bolla di accompagnamento del prodotto. Tutto viene gia’ registrato e salvato nel tuo database gestionale, l’operatore che si occupa del magazzino si ritrova l’operazione a video immediatamente, nessuna perdita di tempo, nessun problema organizzativo. Pensi che sarebbe fantastico, ma hai paura che costi una follia esagerata? Forse non e’ così.

La scelta giusta delle piattaforme puo’ portare benefici considerevoli in ambienti aziendali. Realizzare una Intranet basata sul web, per esempio, ha il vantaggio di poter essere estesa a tutto il contesto aziendale in tempo minimo e senza che si debbano installare client specifici sui terminali degli utenti. La scelta di Microsoft Windows Server 2003 per mettere in esecuzione l’applicazione potrebbe favorire il concetto di “single sign on” (a condizione di avere un dominio NT5 o NT6 a disposizione) grazie al quale gli utenti si abituano a poche cose (gestire un solo nome utente ed una sola password) in modo opportuno (complessita’ delle credenziali, cambio autonomo della password) per tutte le applicazioni aziendali. Una soluzione che si riflette anche sulla gestione delle suddette che devono essere conformi a documenti pragmatici sulla sicurezza e ovvie politiche di gestione delle credenziali di accesso degli utenti. L’adozione di Microsoft Windows Server come piattaforma applicativa offre un secondo vantaggio alla mia visione: il supporto nativo per driver di stampanti diverse (etichettattrice o stampante di rete non necessariamente PS) consente una maggiore duttilita’ nella scelta dei prodotti da usare e l’inutilita’ di scrivere codice “ad hoc” per la detta stampante, in quanto il middleware tra applicativo e stampante scende dal codice applicativo stesso al driver della periferica stessa. Terzo e non certo per importanza, il concetto di oggetti COM di Microsoft Office consente all’applicativo web di utilizzare Word oppure Excel come “motore” di gestione delle stampe (notoriamente poco gestibili via html) rendendo i processi di stampa piu’ semplici e, ancora una volta, piu’ indipendenti dalla periferica di output usata (laser, getto, termica, aghi).

Ma l’Open Source e’ gratis! Certo, non c’e’ dubbio che installare un web server Linux abbia un costo legato unicamente al hardware, vuol anche dire che le conoscenze del mezzo sono delegate ad un numero ridotto di persone che conoscono quell’ambiente. Vuol anche dire creare un sistema che non puo’ amalgamarsi con il resto dell’infrastruttura azendale la quale, inevitabilmente, si appoggia a piattaforme commerciali. Significa introdurre ulteriori “punti deboli” alla catena (gia’ fragile) di stabilita’ del sistema e creare scompiglio tra gli utenti, complicando la vita a questi ultimi che, salvo rare eccezioni, sono pigri e faticano a pensare anche al loro piccolo. Provate a spiegare ad un utente che deve ricordarsi la propria password del pc, quella della posta elettronica, quella del proxy, quella del gestionale, quella della Intranet. E che ai sensi di legge, devono anche pensare di tenerle tutte complesse e cambiarle ogni tanto!! Per quanto le soluzioni tecniche Open Source possano essere belle e strafighe (passatemi il termine) corporativamente parlando (e politicamente) sono un suicidio amministrativo (tecnicamente parlando).

Come appunto ho appena affermato, scelte opportune si riflettono su ambiti differenti. La spesa (perpetua) di acquisizione di licenze per Microsoft Office e Windows 2003 Server (anche web edition) possono essere facilmente recuperabili calcolando il risparmio nel tempo di sviluppo applicativo anche usando (come del resto suggerirei io stesso) linguaggi di programmazione Open Source come PHP e piattaforme database come MySQL o PostgreSQL (senza tuttavia dimenticare, laddove possibile o necessario) i database commerciali come Oracle, DB2 o SQL Server.

Lo sviluppo misto tra prodtti di fascia enterprise e metodo open source, secondo la mia personale opinione, potrebbe (perche’ normalmente si punta o “tutto open” o “tutto branded”) portare a livelli di integrazione che oggi sembrano solo alla portata di grosse imprese che si affidano ad enormi solution provider, entrambi addendi di una formula che da come somma investimenti spropositati (inutili e difficilmente giustificabili, IMHO).