Il bello del conoscere la propria realtà lavorativa è quello di poter organizzare praticamente qualsiasi evenienza. Conosciamo gli utenti, conosciamo le logiche aziendali, sappiamo di “che morte morire”. Quando le realtà aziendali poi sono in crescita, è motivo di duplice orgoglio: il primo è che il management è ottimo, si vede perchè la produttività e le dimensioni dell’azienda crescono. Il secondo è che cresce su un fondamento stabile e solido. Il ruolo di noi del IT è proprio questo: creare un fondamento che non mostri segni di cedimento a nessun tipo di richiesta che venga dal Management.
Parola chiave: crescita. Requisito: pianificazione.
Per alcuni la pianificazione è una cosa su cui hanno fondato il proprio lavoro: parlo naturalmente dei Project Manager. Il problema di costoro è che talvolta non conoscono i problemi che potrebbero verificarsi. Noi, d’altro canto, conosciamo perfettamente il nostro campo e sappiamo quali sono gli anelli deboli della catena. In una crescita aziendale, in particolare l’aggiunta di una sede ad una rete corporativa, l’anello debole è il tempo (ma non lo è per tutti i progetti?).
I tempi in Italia per attivare una nuova linea dati sono a dir poco raccapriccianti. Quando va bene, ce la facciamo in due settimane ad avere una ADSL, quando va male… ci tocca aspettare quasi un anno (vedi “Operatori TLC alla ribalta”). Certo non possiamo sperare che vada tutto bene, per cui (come sempre) ci tocca trovare una soluzione. Ecco la mia “visione”.
“Partiamo con una nuova sede tra un mese”. Annuncio fantastico, sono tutti contenti. L’ufficio IT normalmente assumerebbe un’aria greve in cui la gente inizia a farsi prendere dal panico. “Un mese!? Ma non ce la faremo mai!!”.
Da noi è diverso.
Giorno uno. Arriva il mandato. Apriamo una nuova sede, ci saranno n persone a lavorare e svolgeranno questo e quest’altro ruolo. Prendiamo in carico i dati, un breve meeting per capire quali sono i requisiti della sede, raccogliere i dati significanti come indirizzo, condizioni dello stabile e cose così. Partono le prime telefonate ai fornitori con cui abbiamo stretta collaborazione. Armadio rack mezza altezza, pannelli di permutazione, router, switch di rete, prese di distribuzione, UPS, server dipartimentale e centralino telefonico. Conferme degli ordini ricevuti in giornata (abbiamo dei fornitori tosti ;)) e i tempi di consegna: settimana prossima abbiamo tutto il materiale. Intanto sentiamo anche l’elettricista e chiediamo autorizzazione al Capo per fare un sopraluogo della sede. Già che ci siamo sentiamo anche i nostri operatori per capire quanti ceri dovremo accendere per avere le linee dati (funzionanti) presso quella sede.
Giorno due: tutto tranquillo, il solito tram tram lavorativo. Qualche piccolo intervento su Active Directory e sul sistema gestionale/editoriale. Continua la raccolta dei dati sulla nuova sede, domani si va a vederla.
Giorno tre: visione della sede, con l’elettricista e un rappresentante del Management corporativo per capire che cosa vogliono fare in quella sede. Inquadriamo l’area tecnica, definiamo i lavori elettrici e gli eventuali cablaggi. La sede è grande, ci vorrà anche un access point wireless per la sala riunioni e un sistema di videoconferenza. Telefonate già fatte ai fornitori (ah già, nei mesi passati abbiamo stilato una rigida policy sui prodotti e servizi che andiamo ad implementare, quindi prima ancora che la sede venga “pensata” sappiamo già quanto costerà l’infrastruttura del core). OK dei fornitori, tutto procede regolarmente.
Giorno sette: arrivata gran parte del materiale, è tutto correttamente funzionante. Abbiamo già stampato ed etichettato tutti gli apparati, configurati gli switch di rete e il server dipartimentale… arranca. Ha un alimentatore guasto. Richiesta di supporto (NBD?) e intanto chiudiamo l’armadio, certificandone il funzionamento. Continuiamo con il nostro day by day, che tanto non ci si annoia.
Giorno dieci: rack pronto, montato e caricato sul furgone. Abbiamo un appuntamento con l’elettricista che ha finito la posa della linea elettrica nella sede. Arrivo in sede, collocamento dell’armadio. Fissato al pavimento, collegato alla corrente, e… tutto a posto. Il core della sede è funzionante (peccato non ci siano ancora le ADSL). Telecom però ci ha portato le borchie ISDN, per cui possiamo stabilire delle connessioni temporanee. Verifica dei punti rete e corretta configurazione degli apparati. Facciamo le connessioni ISDN e verifichiamo che tutto sia regolare. Ci risulta che lo sia (sempre grazie alla documentazione che abbiamo stilato nei mesi precedenti).
Giorno quindici: gli utenti della nuova sede vengono nella sede principale per un breve corso di formazione sul sistema che andremo a proporgli: GUI di Windows e applicazioni web disponibili ovunque. Illustriamo loro anche le nostre politiche di sicurezza e gli spieghiamo il perchè di esse. Il nostro fine è solo quello di proteggere la corporazione, quindi niente obiezioni. Opuscoli alla mano di tutti gli utenti, con i manuali d’uso e le eventuali procedure di routine (come contattare il Help Desk, quali numeri per che cosa, chi sono le persone del Dipartimento IT e che cosa fanno). Insomma, ci presentiamo come persone che hanno anche il desiderio di trasmettere qualche cosa, non solo fare un lavoro dietro le quinte. Alla fin dei conti siamo tutti nella stessa barca. Fine della presentazione, lasciamo spazio a qualche domanda e… doverosa pausa del caffè.
Giorno venti: test da remoto della sede, prime verifiche operative. Gli utenti possono di fatto lavorare, non ci dovrebbero essere grandi intoppi. Verifichiamo di nuovo le documentazioni per apportare modifiche minori al progetto, documentiamo il tutto e siamo a posto.
Giorno ventinove: ultimi test, definitivi. Siamo a posto con tutto quanto, abbiamo fatto del troubleshooting minore nei giorni scorsi per scaramanzia, ma ora siamo davvero pronti.
Giorno trenta, sei del mattino: uomo in sede per verifiche tecniche, accensione del sistema e configurazione di quelli che possono essere considerati come situazioni “last minute”. Nove del mattino: arrivano i nostri nuovi colleghi, entrano nell’ufficio e ci trovano il nostro uomo (probabilmente al dodicesimo caffè) iper attivo e pronto a spiegare loro come identificare gli apparati di rete e come agire su di essi: in altri termini: “leggi qui, schiaccia qui”. I cavi sono colorati a prova di daltonico, per cui non dovremmo aspettarci scene del tipo “oddio il filo rosso o il filo blu?”. Ma non convinti di aver fatto il giusto ci abbiamo applicato anche delle etichette ben leggibili sui cavi e incollato una bella piantina sulla porta dell’armadio (su cui, del resto, è anche scritto il numero di telefono da chiamare per il supporto tecnico).
Giorno sessanta (forse): arrivano le xDSL. L’operatore dell’ufficio tecnico comunica alla società di servizi in sede che devono semplicemente attestare i cavi delle xDSL sul pannello di permutazione, punto 23 e punto 24. Il punto 23 va nella porta ATM0 del router A, mentre il punto 24 va nella ATM0 del router B. I link risultano UP (meravigliosa invenzione il controllo remoto) e quindi possiamo rilasciare il servizio sulla VPN corporativa. 45 secondi di disservizio per la convergenza di tutto il sistema, solo che l’operatore, dopo 200 telefonate, s’è tagliato fuori dal router. No problem: chiamata al cellulare del collega in sede: “mi puoi seguire la procedura di riavvio del router A?”. Dopo due minuti il router è di nuovo gestibile, finiamo le configurazioni (caffè in mezzo per ricordarsi che usiamo BGP e non OSPF) e appuriamo che tutto funzioni.
copy running-config startup config
e buon lavoro.
È una visione utopistica? Sfidatemi.