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  • 19/05/2020 00:00:00

Dedicata ai genitori che fanno quiz sui loro bimbi su Facebook

Dedicata ai genitori che fanno quiz sui loro bimbi su Facebook

Photo by Sandy Millar on Unsplash

Questo non è un post tecnico. Non parlerò di tecnologia. Parlerò di figli, di educazione. Di pericoli ai quali li esponete facendo quiz assurdi. Lo farò sotto forma di un breve racconto.

Nasce così, da forse il quarto post che ho visto su Facebook, di come sia “bello condividere la gioia” di essere genitori. Perché poi, diciamolo, è una cosa bella. Io non sono un genitore, ma mai andrò a dire qualcosa a chi lo è. Quindi non vi dirò come dovreste educare i vostri figli, ma mi permetto di dire cosa non dovreste fare in qualità di genitori.

Inizia così.

Come si chiama tuo figlio? Quanti anni ha? Cosa gli piace? Che cosa non gli piace?

Fatelo anche voi, condividete il messaggio. Fate girare.

Internet fa schifo signori, eppure questi quiz continuano a girare.

Condividi il quiz, su cosa piace a tuo figlio o tua figlia. Ci fai attenzione, perché solo i tuoi amici possano vedere quello che scrivi, e le foto delle persone a te più care. Poi un giorno vedi una richiesta di amicizia. La riconosci, è un lontano parente che non sentivi da anni.

Accetti la richiesta, entra nel giro delle persone di fiducia. Perché è della famiglia.

Lo sai, hai visto la foto.

Così tutta la famiglia può vedere come crescono i bimbi, cosa gli piaccia, cosa no. Nel profilo c’è scritto che abiti in un piccolo paesino. C’è un parco, ci vai tutti i weekend. Lo sai, perché le foto di come giocano finiscono nella tua galleria ogni weekend, proprio mentre siete lì.

E lo sa anche il “lontano parente” che ti ha finalmente contattato, dopo anni di silenzio, qualche mese prima.

Contrariamente alle persone bene intenzionate, quelle che non lo sono hanno pazienza e metodo. Rimangono in silenzio, osservano, scrutano, analizzano, studiano.

Quel sabato una signora ti vede sulla panchina e attacca bottone. Iniziate a parlare, scoprite di avere un interesse comune: l’avversione a questa situazione politica insostenibile. La signora la pensa allo stesso modo, così avete modo – entrambe – di dare sfogo ai pensieri, alla frustrazione e alla rabbia.

Un’occhiata al parco giochi, tutto regolare.

Nel frattempo, un uomo si avvicina al bimbo. Con un giocattolo attira la sua attenzione: il giocattolo dei sogni del bimbo, lo aveva visto in televisione così tante volte. L’uomo è un amico del papà e della mamma: ne conosce il nome, sa che quanti anni ha il bimbo, sa cosa gli piace, sa che cosa non gli piace.

Ne conquista la fiducia.

E si allontanano un attimo, mentre la discussione politica diventa più accesa. La rabbia, la frustrazione, il fastidio offuscano il pensiero lucido, l’attenzione è sulla signora con cui continua concitatamente la discussione.

Due minuti.

Un’occhiata al parco giochi. Il mondo diventa silenzioso, l’adrenalina sale di colpo. Lo sguardo corre avanti e indietro per capire dove sia.

Il panico prende il sopravvento.

Ti alzi per cercare nei nascondigli, ma non c’è.

Ti volti verso la panchina. Non c’è più nemmeno la signora con cui discutevi.

Una tragedia che nessuno dovrebbe mai vivere.

Com’è potuto succedere?

Internet è un luogo pericoloso. La falsa sensazione di tranquillità che abbiamo nel pubblicare le nostre informazioni ci fa credere che ci sia una qualche forma di forza dell’ordine e della Giustizia che veglia sulle nostre vite.

Ma non è così.

Com’è successo?

Molto più facilmente di quanto tu possa pensare. Il “vecchio famigliare” che ti aggiunto all’elenco? Non ti eri accorto o accorta che fosse già tra i tuoi contatti? Forse pensavi che avesse fatto un profilo nuovo, del resto sono cose che succedono. Così hai fatto entrare nella cerchia degli “amici” un perfetto sconosciuto. Un perfetto sconosciuto che, improvvisamente, ha avuto accesso a tutte le informazioni che hai gelosamente custodito con le “impostazioni per la privacy”. Improvvisamente ha potuto scaricare foto e informazioni utili per il suo scopo.

Ha scoperto quali sono le cose che ti fanno maggiormente arrabbiare, perché lo sfogo sui social media è d’obbligo. Così ha scoperto che il 5G è una cosa che fa male, e che avrebbe messo a repentaglio la vita dei tuoi cari. Cosa fare se non indignarsi e accanirsi contro questo sistema?

Si tratta di un fine gioco di psicologia: comprendere cosa possa scatenare delle reazioni intense o quasi violente. Giocare sulla paura, sull’istinto.

Tutto ciò che server per distrarti per quei due o tre minuti. Il tempo di conquistare la fiducia di un bambino.

Internet è un luogo pericoloso.

Quello che fate, quotidianamente, è condividere informazioni personali che servono ad altri a capire quali sono le vostre debolezze. Con lo stesso metodo vi propongono “contenuti interessanti”, pubblicità che solleticano il vostro interesse. Stimolano l’istinto.

Allo stesso modo persone malintenzionate possono usarle contro di voi.

Questo è un esempio estremo, ma ci sarebbero esempi a non finire: le truffe via e-mail sul lavoro che vi permette di guadagnare migliaia di euro in poche settimane. Le e-mail farlocche con cui vi comunicano di aver bloccato l’accesso al vostro conto delle Poste: che paura, entriamo subito a vedere. Le persone che telefonano per chiedere aiuto: il parente lontano che si è trovato improvvisamente in difficoltà all’estero e deve tornare in patria: vuoi non aiutare un parente a tornare dai suoi famigliari?

Internet è un luogo pericoloso, ma sembra che non importi più a nessuno.

Forse, e dico forse, è il momento di cambiare approccio.

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